"Genova è stata destinata allo smantellamento di navi vecchie e in disuso, con la scusa di dare lavoro ad una delle città portuali con la più alta percentuale di disoccupazione. Ancora una volta si baratta sicurezza e ambiente in cambio di lavoro a perdere. Il lavoro che l'attuale governo Renzi porta a Genova non tiene conto del grave impatto ambientale non solo sui lavoratori, ma sull'intera città. Ancora una volta si da merda e si fa credere di dare oro. Il lavoro viene concesso a Genova senza tenere conto delle insufficienti garanzie ambientali che sussistono. Occorre fare chiarezza e l'aver scelto Genova per una tale tipologia di lavoro non è un merito come vorrebbero farci credere i giornali locali come il Secolo XIX, ma è una maniera di sbolognare grane a fronte di qualche centinaio di posti di lavoro, in cambio di inquinamento e di un probabile aumento di malattie in città e nel porto. Se ciò è vero noi siamo i primi a dire no e vi invitiamo a leggere l'articolo apparso sabato 7 giugno sul quotidiano il Manifesto per renderci conto della gravità della questione e per dire che no, Genova non sarà un'altra Taranto.

 

Circolo Culturale Proletario di Genova"

 

 

Genova, il piano segreto per la Concordia

 

Andrea Palladino, 6.6.2014 “Il Manifesto”

Rottamazione. Il progetto della Liguria per smantellare le navi. Riservato e senza valutazione d’impatto ambientale

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La Costa Concordia dopo il risollevamento

 © Reuters

 

Dove le navi una volta nasce­vano, lì mori­ranno. In un cimi­tero che si met­terà in con­cor­renza con le spiagge infer­nali dell’India e del Ban­gla­desh. Genova città ope­raia, di mari­ne­ria, per­vasa dalla migliore sto­ria indu­striale del nostro paese, primo porto ita­liano, dal 20 luglio cam­bierà volto. Un pro­getto — tenuto in buona parte riser­vato, appro­vato dalla regione Ligu­ria lo scorso mag­gio con un sem­plice decreto diri­gen­ziale — ha aperto le porte alla rot­ta­ma­zione dei colossi del mare. In sor­dina, quasi facendo finta di niente, senza coin­vol­gere la città. Solu­zione pen­sata non solo per la Costa Con­cor­dia, il relitto gal­leg­giante pronto ad attra­ver­sare il san­tua­rio dei ceta­cei nel suo ultimo viag­gio, appro­dando — secondo il pro­getto — sull’angolo della diga fora­nea di Vol­tri, ter­mi­nal con­tai­ner geno­vese. Ma un’infinita lista di navi, di car­rette ormai con­su­mate, piene di rifiuti peri­co­losi, relitti da rot­ta­mare per rica­vare mate­riale da rici­clo, scar­tando le sco­rie più vele­nose. Car­casse vec­chie di decenni, da fare a pezzi.

IL PRO­GETTO SEGRETO

Il decreto 1120 della regione Ligu­ria – fir­mato dal diri­gente del dipar­ti­mento ambiente, set­tore Via, il 7 mag­gio scorso — ha auto­riz­zato il pro­getto pre­sen­tato il 12 marzo 2014 dalla San Gior­gio del Porto spa, can­tiere navale spe­cia­liz­zato in ripa­ra­zioni. La società fa parte della cor­data — gui­data dalla Sai­pem — scelta per la demo­li­zione e rot­ta­ma­zione della Costa Con­cor­dia. Un’aggiudicazione avve­nuta senza la divul­ga­zione del capi­to­lato, nella mas­sima riser­va­tezza chie­sta ed otte­nuta dal club di assi­cu­ra­tori della nave e dall’armatore, finan­zia­tori dell’operazione.

La docu­men­ta­zione pre­sen­tata dal con­su­lente Tomaso Ger­bino per conto della San Gior­gio del Porto di Genova è in buona parte coperta da omis­sis. Su 47 pagine che com­pon­gono la sin­tesi tec­nica pub­bli­cata dalla regione nel corso della pro­ce­dura di scree­ning, ben ven­ti­due sono state tagliate, eli­mi­nate dal file depo­si­tato nei ser­ver. «Il pro­po­nente può richie­dere di non ren­dere pub­blica parte della docu­men­ta­zione riguar­dante il pro­getto — spiega l’ufficio stampa della giunta gui­data da Clau­dio Bur­lando — con la moti­va­zione della riser­va­tezza com­mer­ciale». Inu­tile chie­dere spie­ga­zioni alla San Gior­gio, che si chiude nel no com­ment di rito: «Sulla vicenda non par­liamo, man­te­niamo la mas­sima riser­va­tezza», com­men­tano dai can­tieri navali. Inu­tile chie­dere copia inte­grale della sin­tesi pro­get­tuale, negata a il mani­fe­sto dall’azienda e dalla stessa regione Ligu­ria. “Con­fi­den­ziale” è anche il pro­getto appro­vato dagli assi­cu­ra­tori e dall’armatore. Carte blin­date, inac­ces­si­bili, che nes­suno può leggere.

IL RISCHIO AMBIENTALE

Eppure ci sarebbe tanto da capire. La deci­sione degli uffici regio­nali è stata quella di non avviare nes­suna valu­ta­zione d’impatto ambien­tale, sot­to­po­nendo, nel con­tempo, al segreto d’ufficio il cuore del pro­getto. Rot­ta­mare una nave non è però un gioco da ragazzi. Scor­rendo la rela­zione fir­mata dalla respon­sa­bile del dipar­ti­mento ambiente si sco­pre l’elenco dei poten­ziali rifiuti da trat­tare demo­lendo una nave: «Lubri­fi­canti, car­bu­ranti, acque di sen­tina, pit­ture, Tbt, amianto, Pcb, anodi, bat­te­rie, freon, ele­menti radioat­tivi ecc.». Rifiuti peri­co­losi, estre­ma­mente dif­fi­cili da mani­po­lare in asso­luta sicu­rezza. Lista ripor­tata dalla stessa azienda all’interno del pro­getto. E col­pi­sce la pre­senza di sostanze oggi vie­tate, come il Pcb, che potreb­bero essere con­te­nute in una delle tante car­rette del mare che appro­de­ranno nel porto di Genova. Una nave desti­nata a morire è infatti con­si­de­rata un vero e pro­prio insieme di sco­rie gal­leg­gianti, tanto che oggi è sot­to­po­sta alle norme sul traf­fico tran­sfron­ta­liero di rifiuti ema­nate nel 1989 durante la con­ve­zione di Basilea.

Dove ver­ranno trat­tati que­sti mate­riali? Secondo la parte pub­blica del pro­getto (25 pagine di sin­tesi e quat­tro tabelle) l’estrazione dei mate­riali peri­co­losi dai relitti avverrà nell’area del porto desti­nata alla can­tie­ri­stica navale, in un bacino a secco in grado di evi­tare la pos­si­bile con­ta­mi­na­zione del mare. Zona, que­sta, che si trova a poche cen­ti­naia di metri dalla Fiera e dal cuore della città. Un’area chiusa al pub­blico, lon­tana dagli occhi indiscreti.

C’è un’ulteriore que­stione, che riguarda diret­ta­mente la Costa Con­cor­dia. Nel pro­getto pre­sen­tato — o almeno nella sua parte pub­blica — il rischio ambien­tale della prima fase di attracco della nave a Genova Vol­tri è trat­tato solo in linee gene­rali. All’isola del Giglio il moni­to­rag­gio è stato affi­dato all’Arpat, l’agenzia ambien­tale della regione Toscana. Nel con­tratto si legge con chia­rezza qual è il peri­colo, il vero incubo nella gestione della nave: «Le cri­ti­cità ambien­tali (…) risul­tano essere legate al pos­si­bile sver­sa­mento di mate­riali inqui­nanti nella colonna d’acqua». Resti di idro­car­buri e sostanze chi­mi­che, mesco­late con l’acqua marina. Anche per que­sto l’Arpat garan­ti­sce un moni­to­rag­gio con­ti­nuo, pub­bli­cato sul sito isti­tu­zio­nale. Diverso è l’approccio che si legge nel pro­getto appro­vato dalla regione Ligu­ria: «Nel caso di lavori a mare non sono pre­ve­di­bili rila­sci di sostanze peri­co­lose, ma tut­ta­via l’area di can­tiere verrà deli­mi­tata con panne gal­leg­gianti a dop­pia cami­cia». Il moni­to­rag­gio pre­vi­sto, in que­sto caso, dalla rela­zione istrut­to­ria ela­bo­rata dalla regione Ligu­ria non sem­bra essere affi­dato alle agen­zie pub­bli­che, ma ad un gene­rico «per­so­nale esperto» che «si assu­merà la piena respon­sa­bi­lità dei risultati».

L’ULTIMO VIAG­GIO

La Costa Con­cor­dia lascerà l’isola del Giglio alla fine di luglio, quando le acque dovreb­bero essere tran­quille. L’ultimo viag­gio sarà il più deli­cato, pieno di rischi. Il tempo di per­cor­renza dall’arcipelago toscano al porto di Genova è sti­mato in 4 o 5 giorni di navi­ga­zione. Il relitto verrà trai­nato con delle funi da navi della Sai­pem e Mico­peri, le due aziende che fino ad oggi si sono occu­pate della gestione del relitto all’isola del Giglio. Sarà una mon­ta­gna di sostanze peri­co­lose, tra­spor­tate all’interno di una delle zone più deli­cate del Tir­reno. Senza pos­si­bi­lità di attracco inter­me­dio, in una ope­ra­zione mai ten­tata prima. La parola finale sull’intero dos­sier spetta ora alla con­fe­renza deci­so­ria, che si svol­gerà entro il 16 giu­gno. E alla fine sarà Mat­teo Renzi a dare il via defi­ni­tivo. Con il suo piglio decisionista.